Museo

Il Museo di Riofreddo: specchio di una cultura antica.

Riofreddo è una frazione di Murialdo.
Per chi proviene da Calizzano, prima di arrivare al nucleo centrale di Murialdo, si apre, a destra, una deviazione: la strada, angusta ma asfaltata, scende fino ad un ponte su un torrente, presso il quale sorge l’edificio di una antica ferriera.
Oltre il ponte c’è una chiesa del XVII secolo con un alto campanile un po’ distaccato dalla Chiesa.
Si sale per circa un chilometro sino alla borgata vera e propria, tra boschi di castagni e faggi.
Su un pianoro, a 720 metri sul livello del mare, il paesaggio si apre improvvisamente e si illumina di luce.
Qui è nata negli anni 50 una nuova chiesa, attorno alla quale si raggruppano le case.
Oggi la frazione di Riofreddo è abitata da una cinquantina di persone; ma d’estate ed in particolari occasioni, il numero degli abitanti cresce perché molti nativi del luogo, che lavorano stabilmente altrove, tornano al paese e i visitatori dell’entroterra vi trovano un soggiorno sereno, un paesaggio tranquillo e riposante e gente cordiale e ospitale.
Devo aggiungere che la gente di Riofreddo ha acquisito la consapevolezza delle proprie radici ed è intenzionata a proporle come valore aggiunto.

E’ stata costituita una Associazione Culturale “Riofreddo Insieme” nata per difendere l’entità del luogo, le sue tradizioni, le memorie storiche e artistiche, le peculiarità di una vita contadina linguisticamente mista ( tra una base ligure e molte suggestioni piemontesi ) ben caratterizzata da abitudini radicate nella storia.
Qui, in un edificio scolastico di recente costruzione, ma ormai dismesso ( come è accaduto nella maggior parte dei borghi di montagna ) membri dell’Associazione hanno posto la loro sede e costruito un museo specchio della loro cultura e della loro storia.
Io ho visitato tanti musei della cosiddetta “cultura materiale”, ma raramente ho trovato un ambiente così ordinato, organico, peculiare ed appropriato come a Riofreddo.
C’è il senso di una affettuosa dignità. Si prova la sensazione di entrare in una casa in cui la vita non è mai venuta meno, in cui il presente e passato si danno la mano.
C’è un atrio ampio, con stampe e ritratti alle pareti; un salottino, i servizi, due stanzette di archivio e disimpegno e due ampie e luminose sale per il museo propriamente detto.
Percorrendolo, il visitatore rivive, per frammenti ( come tessere di un mosaico ) la storia del borgo.
Osservando gli oggetti e la loro organica disposizione, si recupera il profumo di un mondo antico, segnato da una povertà dignitosa, da un senso del lavoro creativo, della fede e della sofferenza, della gioia delle piccole cose e degli affetti segreti.
Il museo del “C’era una colta” è stato aperto nell’agosto 2002.
Nella prima delle due sale è realizzato l’ambiente della vita quotidiana: una camera da letto con solidi mobili, una cucina, gli arredi del lavoro casalingo, le misure del tempo.
Il senso del quotidiano è scandito anche dalla presenza delle vecchie radio ed arcaici giradischi a tromba, diletto e sollievo nei momenti di tempo libero.

I valori dello spirito sono rappresentati dalla biblioteca di un vecchio parroco che amava le letture serie e dalle suppellettili della vecchia Chiesa con un altare, gli arredi sacri, i labari ed i gonfaloni di antiche confraternite e compagnie religiose.
Fa un certo effetto questo accostamento che io non ho mai visto in nessun altro museo.
Però l’idea ha un profondo significato simbolico, vivamente incarnato nella mentalità e moralità contadina: il senso del sacro era un valore vivo che allignava nelle coscienze e segnava il cammino dell’uomo, il suo lavoro, le occasioni dell’esistenza quotidiana.
La seconda sala è dedicata al lavoro dell’uomo e contiene gli strumenti, piccoli e grandi, dei mestieri praticati nel borgo.
Le varie attività produttive si distendono sotto gli occhi del visitatore: ecco gli arnesi del boscaiolo, del falegname, del calzolaio, del sarto e della filatrice. C’è anche un rudimentale impianto elettrico segno della prima volta in cui l’elettricità vinse le candele ed il lume a petrolio.
Ma ci sono anche gli strumenti di lavoro in ferriera, in miniera, gli arnesi del contadino con una colossale trebbiatrice, quelli del carbonaio e del barbiere.

In un angolo, la cantina, luogo di chiacchiere, di racconti di streghe e di fate, ritrovo delle sere autunnali e di pomeriggi domenicali trascorsi davanti ad un bicchiere di vino.
Chiude il tutto un ricordo della vita militare, a rammentare che il fatto di essere nati e vissuti in un paese remoto di montagna non esimeva dal dare un contributo generoso alla difesa della patria.
In questo angolo i fogli moneta usati all’interno dei campi di concentramento nazisti, portati da un prigioniero al suo ritorno in paese, ricordano al visitatore che la vita è un rischio e che “la morte si sconta vivendo”.
La gente di Riofreddo con questo museo ha dimostrato che una comunità può convivere solo attraverso i segni della civiltà che l’ha preceduta.
La civiltà contadina è un progetto di vita, un’armoniosa anche se faticosa convivenza con il creato. Dobbiamo tenere ben presente questo concetto noi che abbiamo fatto di ciò che è superfluo una necessità, come scrisse Oscar Wilde.
Oggi non riusciamo ad esprimerci al meglio proprio perché ci hanno assicurato su tutto e siamo diventati indolenti: abbiamo paura del rischio.
Il piccolo museo di Riofreddo ci ricorda che nella civiltà contadina l’uomo vigilava, non era passivo.
Accettava la sfida con la natura che, come madre e provvidenza, lo chiamava alle prove della sopravvivenza.
In questo contesto i valori del contadino e montanaro erano la fede, la solidarietà, la parsimonia, il rispetto di se, degli altri e dell’ambiente.
Il silenzio teneva compagnia; le notti tenevano compagnia.
Dopo il rosario, recitato in coro, si andava al gabinetto al di là dell’aia; poi tutti si coricavano avendo negli occhi le emozioni di una nevicata o di una notte stellata.
Il museo di Riofreddo ci offre l’occasione di una riflessione su ciò che siamo stati e ci dà una lezione di storia e di civiltà.

Gallea Prof.. Francesco

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